La mia cucina “segreta”

imageVi svelo una parte del Petit Foyer, una parte che rappresenta l’elemento caratterizzante di tutto il progetto, una parte che non viene più vissuta come si è abituati nelle abitazioni “tradizionali”, dotate di più ambienti distinti tra di loro, qui viene trasformata, interpretata con un nuovo concetto dello spazio, diventa flessibile, trasformabile, polifunzionale, la cucina.
Quello che simbolicamente è considerato il fulcro della casa, il focolare, qui cambia, rimane sempre un punto focale, ma sotto l’aspetto di centro di distribuzione e formazione di vari ambienti, funzioni, destinazioni delle attività della vita quotidiana.
Quando ho iniziato a progettare e definire la distribuzione interna degli spazi, ciò su cui finivo sempre per arenarmi era al cucina. In uno spazio così piccolo l’idea di avere una cucina del tipo tradizionale, con basi, pensili, lavello e fuochi a vista, proprio non riuscivo a farmela piacere, in più una scelta del genere avrebbe penalizzato tutto l’insieme degli altri spazi da creare ed organizzare.

 

 

 

imageDopo varie ipotesi l’idea arriva, ed appare anche banale, di quelle che ti fanno esclamare “ma perché non ci ho pensato prima?!”. La nascondo!
L’idea di nascondere la cucina, mi ha permesso di creare più ambienti, sotto alla pedana (che ha un altezza di un metro), la zona dell’ampia cabina armadio, e sopra la zona pranzo, e il divano/letto da una piazza e mezzo. Ciò che nasconde la cucina sono due coperchi che all’occorrenza si aprono, uno svela la zona cottura, e l’altro la zona lavello. La scelta di dividere l’apertura in due, è stata fatta in modo che quando si è in due, se uno cucina, l’altro può accedere alla zona pranzo e al divano senza problemi.
Quando la cucina è chiusa, si sale per accomodarsi sul comodo divano attraverso cinque gradini. Tutto è stato sfruttato al millimetro, i cinque gradini, in realtà celano una comoda e ampia cassettiera in dotazione alla cucina (posate, tovagliette e strofinaci nei due dalle dimensioni più contenute, mentre dispensa nei due più capienti).

 

 
imageE’ una cucina composta solo dagli elementi bassi, non ci sono pensili, e devo dire non se ne sente la mancanza, oltre alla spaziosa cassettiera/scala, la cucina è dotata di una base sotto lavello larga cm 50 con i contenitori per le varie raccolte differenziate e i detersivi, una lavastoviglie larga cm 60 ma alta cm 35, sotto alla quale trova posto un altro cassettone per le pentole, poi un frigo, sempre posto sotto al piano, un forno con un ingombro analogo a quello della lavastoviglie con sotto un altro ampio cassettone per piatti e bicchieri.
Il piano di lavoro è ampio, e nella parte inferiore del coperchio che cela la zona dei fuochi sono applicate delle barre calamitate (ikea) su cui trovano collocazione mestoli, coltelli e porta spezie.
L’idea di questo tipo di cucina si è dimostrato risolutivo, sia sotto l’aspetto pratico del suo utilizzo nel quotidiano, che sotto l’aspetto estetico e funzionale, risolvendo il problema cucina, automaticamente sono nate la cabina armadio, la zona pranzo e la zona soggiorno/notte.

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2 risposte a "La mia cucina “segreta”"

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  1. Certo una cucina così fa venir voglia di… imparare a cucinare. Imparare giocando, aprendo sportellini e cassettini e tirando su e giù coperchi. Appare e scompare come in un gioco di prestigio. Dove si nasconde la lavastoviglie? Un premio per chi lo capisce al primo colpo! E poi il resto della casa si sa: è un colpo da maestro. Scale, botole e spazi per giocare a nascondino. Credo che sia persino più incantevole di una casa grande. Oddio Versailles ha anche il suo fascino, ma chi non saprebbe dove mettere il frigorifero o uno scrittoio là? Anche un farmacista, una cassiera del supermercato o un ragioniere – dopo averci ragionato un po’ – tirerebbero le loro conclusioni. Il bello è invece vedere chi dopo essere entrato da dieci minuti in un ambiente piccolo che più piccolo non si può ha il guizzo del genio e ti indica uno spazio descrivendotelo già attrezzato.
    Un po’ come Mary Poppins che con uno schiocco di dita trasforma l’imperfetto in armonia:

    Just a spoonful of sugar helps the medicine go down

    Un abbraccio
    Gloria

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